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Testo tipografico

I prigionieri di guerra russi del blocco speciale non erano esentati dal lavoro, dunque Mostovskoj li vedeva e conversava con loro solamente a tarda sera e di notte. Gli unici a non lavorare erano il generale Gudz’ e il commissario di brigata Osipov.

«Vous me comprenez?».
Allora Guardi sfoderava il suo sorriso abituale, il sorriso di quando parlava del ragù o della salsa di pomodoro:
«Je comprends tout ce que vous dites, je ne comprends pas seulement pourquoi vous dites cela».

I prigionieri di guerra russi del blocco speciale non erano esentati dal lavoro, dunque Mostovskoj li vedeva e conversava con loro solamente a tarda sera e di notte. Gli unici a non lavorare erano il generale Gudz’ e il commissario di brigata Osipov.
Assiduo interlocutore di Mostovskoj era un tipo strano di età indefinita: Ikonnikov-Morž. Dormiva nel posto peggiore di tutta la baracca, accanto alla porta, dove tirava sempre uno spiffero freddo e dove ogni tanto veniva messo il bugliolo, un enorme catino con i manici e un coperchio sonante. Per questo i russi lo chiamavano «il vecchio rincatinito»: pensavano avesse una vena di pazzia e lo trattavano con compassione mista a disprezzo. Di fatto Ikonnikov possedeva un’incredibile capacità di sopportazione, tratto distintivo di folli e idioti. Pur coricandosi senza togliere gli abiti zuppi della pioggia d’autunno, non prendeva mai un raffreddore. E poi solo un folle poteva parlare con voce tanto chiara e stentorea.

Mostovskoj lo aveva conosciuto un giorno che Ikonnikov gli si era avvicinato e lo aveva fissato a lungo, senza fiatare.
«Hai qualche buona notizia, compagno?» gli aveva chiesto Michail Sidorovič, e quando l’altro aveva proferito: «Buona, dici? E che cos’è il bene?» era scoppiato a ridere.

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